
Nella sua monumentale opera Della Sicilia descritta con medaglie (1612), lo studioso palermitano Filippo Paruta (1552-1629) ha raccolto un gran numero di monete antiche. Tali reperti a quel tempo facevano parte di collezioni private. Tra le classi elevate dei secc. XVII e XVIII era diffuso l’interesse per le testimonianze del passato classico e di ciò si può vedere una traccia sulla facciata del Circolo di Conversazione, dove furono poste sei riproduzioni in pietra di antiche monete locali. [fig. 1]

Il libro di Peruta fu ristampato nel 1649 con aggiunte e ancora nel 1697 in Francia (a Lione). Ulteriori aggiunte vennero inserite nell’ultima edizione, tradotta in latino e pubblicata in Olanda (a Leida) nel 1723 con il titolo Sicilia numismatica. Aggiornamenti e correzioni vennero poi pubblicati nel 1770 da Gabriele Lancillotto Castello, principe di Torremuzza.
Le monete catalogate coprono un ampio arco di tempo giungendo fino alla contemporaneità dell’autore (monete con il ritratto di Filippo IV di Spagna). Il periodo più rappresentato è quello siceliota e romano. La classificazione proposta parte dalle produzioni realizzate nelle principali città della Sicilia: Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Agrigento, Trapani, Cefalù, Imera, Enna, Mineo, Erice, Segesta, Lentini, Taormina e molti altri centri minori. Segue poi una classificazione basata sui governanti, dal tiranno di Siracusa Gelone, Agatocle, Dinocrate, Pirro, ecc.
Le monete di Menainon, pur non raggiungendo la fama di quelle siracusane (considerate tra le più belle del mondo antico), presentavano comunque un notevole livello artistico, testimoniando l’importanza che anche centri minori attribuivano alla qualità estetica del proprio conio.
La concessione del diritto di coniare monete, seppur limitata, era un privilegio che Roma concedeva solo ad alcune comunità. Questo suggerisce che Mineo godesse di un certo status o di relazioni favorevoli con l’autorità romana. Dal Peruta vengono proposte con disegni sette monete antiche, nelle due facce. La città di Mineo utilizzava diverse iconografie sulle proprie monete, rappresentando le varie divinità venerate localmente e i diversi aspetti della vita civica e religiosa della comunità. Si noterà che la fig. 2 e la fig. 4 riportano le facce scambiate di posto e sono molto simili, eccezion fatta per un segno sul lato della testa nella fig. 4, dove inoltre è presente una spiga nell’acconciatura (riferimento alla Dea Demetra). Nei casi in cui la spiga è assente, si tratta probabilmente di Persefone. Per quanto riguarda la scritta “MHNANINΩN”, si rimanda alle osservazioni successive. La lettera maiuscola tra le due facce si riferisce al materiale della moneta: A = Argento; R = Rame. La lettera minuscola nel mezzo fa riferimento alla grandezza, su una scala dimensionale da “a” (la più piccola) a “i”.
La presenza sul verso delle due fiaccole incrociate richiama le cerimonie religiose celebrate in onore di Demetra e Persefone (Kore) e compare anche in monetazioni di età romana (vedi avanti). Dal punto di vista religioso, le fiaccole ardenti sono attributi tipici di Demetra, che secondo il mito utilizzò torce per cercare la figlia Persefone rapita da Ade. Le fiaccole illuminarono il suo cammino nel buio mentre vagava disperata. La presenza di questo simbolo suggerisce che Mineo fosse un centro importante per il culto di queste divinità. Sul piano agricolo, le fiaccole simboleggiano la fertilità della terra e la rinascita stagionale delle colture. Demetra era infatti la dea dell’agricoltura e dei raccolti, e il territorio attorno a Mineo era particolarmente fertile. Le fiaccole rappresentavano quindi la capacità generativa della terra e la prosperità agricola della zona. Da una prospettiva politica e identitaria, la scelta di questo simbolo sulle monete serviva a collegare la città con un culto panellenico ma con forti radici locali. I Misteri Eleusini, legati a Demetra e Persefone, erano celebrazioni molto importanti nel mondo greco, e la Sicilia aveva sviluppato una propria variante di questi culti. Utilizzare le fiaccole incrociate sulla moneta significava affermare l’identità culturale e religiosa della città. È interessante notare che la disposizione incrociata delle fiaccole potrebbe anche simboleggiare l’intersezione tra il mondo terreno e quello ctonio (sotterraneo), rappresentando il viaggio di Persefone tra i due regni e il ciclo delle stagioni che ne conseguiva secondo il mito.




La moneta mostrata in fig. 6 mostra la testa di un personaggio illustre, con una corona o ghirlanda di alloro nei capelli, simbolo di vittoria, onore e distinzione nel mondo antico. Sulla sua identità si avanza l’ipotesi che fosse il dio Apollo. Sul verso della moneta si vede una figura maschile in piedi, seminuda con un drappo che copre la parte inferiore del corpo. Accanto alla figura si può vedere un bastone con un serpente attorcigliato, che è il simbolo distintivo di Asclepio (Esculapio), dio della medicina e della guarigione. La presenza di questo attributo identifica chiaramente la figura come Asclepio. Tale rappresentazione potrebbe indicare l’esistenza di un culto dedicato ad Asclepio nella città di Mineo, la presenza di un tempio o santuario – Ἀσκληπιεῖον – dedicato alla guarigione che continuava a funzionare o era stato sviluppato sotto l’amministrazione romana; forse si richiamava alla fama della città per pratiche mediche o acque curative, infine poteva alludere a un legame storico o mitologico particolare tra la città e il culto della medicina.

La fig. 7 ha una figura una figura barbuta con capelli ricci e una corona o ghirlanda tra i capelli. Questi elementi, specialmente la lunga barba e i capelli fluenti, suggeriscono fortemente che si tratti di Zeus, il re degli dei nella mitologia greca. L’aspetto maturo e la presenza della barba sono caratteristiche iconografiche tipicamente associate a Zeus nelle rappresentazioni numismatiche dell’antichità. Sulla sinistra dell’immagine si nota il simbolo “E”, che potrebbe indicare un valore nominale o un’indicazione di serie. Sul lato destro (rovescio) è rappresentata una scena dinamica: una biga (carro a due cavalli) in corsa, con una figura umana che regge le redini. La biga era un elemento iconografico comune nella numismatica antica, specialmente nelle monete siciliane. I cavalli sono rappresentati in movimento, impennati, a suggerire velocità e dinamismo. La rappresentazione della biga potrebbe avere diversi significati: un riferimento alle competizioni sportive e alle corse dei carri, molto popolari nel mondo greco; un simbolo di vittoria militare o prestigio; un’allusione al culto di divinità associate ai cavalli o alle corse, come Poseidone o gli stessi Dioscuri.
La combinazione di Zeus sul dritto e la biga sul rovescio è piuttosto significativa e suggerisce una moneta di particolare importanza nel sistema monetario locale. Zeus, come divinità suprema, conferiva legittimità e autorità, mentre la biga rappresentava prestigio e potere. Questa moneta, rispetto alle precedenti che hai mostrato, sembra riflettere temi più legati al potere politico e al prestigio civico piuttosto che ai culti agricoli o della medicina, mostrando ancora una volta la varietà tematica della monetazione di Menainon.

Nella fig. 8 il copricapo “petaso” a tesa larga con piccole ali informa che la divinità rappresentata è Ermes, messaggero degli dei, guida delle anime nell’oltretomba (psicopompo), protettore dei viaggiatori e del commercio. Sul verso della moneta si vede il “caduceo”, un’asta con due serpenti attorcigliati che formano un motivo a doppio cerchio nella parte superiore; anch’esso si riferisce al Dio Ermes.

Nelle sue correzioni all’opera del Peruta, il Lancillotto Castello di Torremuzza scrive (p. 30):
Palica – Fu dall’Haim nel Tesoro Britannico vol. I, Tav. XIII [pp. 62-63; p. 129] delineata una Medaglia che tiene da una parte la Testa di un Vecchio, e dall’altra una Biga colla leggenda: MENA e sotto una sola Π. [fig. 9] Attribuì egli questa alla città di Palica, il cui nome credé racchiuso nella sola iniziale Π, e pigliò la Testa per quella di Ducezio fondatore di Mena, e di Palica, nel qual sistema venne poi seguitato dall’Avercampio [Siegbert Havercamp]. Io crederei però doversi unire tal Medaglia alle altre della città di Mene, di cui chiaro si legge il nome MENA. Né la sola lettera Π può farci credere, che fosse di Palica, giacché nelle altre Medaglie di Mene incontransi delle lettere iniziali diverse, in talune vi è una Δ, in altre una E; onde non farei un mistero della sola Π; queste forse saranno marche indicanti i nomi de’ Magistrati di Mene che presiedevano alla monetazione, o altra cosa a noi ignota.

Dal canto suo lo Haim sosteneva che il carro guidato dalla Vittoria alata fosse riferito alla conquista di Morgantina da parte di Ducezio
Nella sua Seconda aggiunta, il Lancillotto Castello scrive (p. 122):
MENE – Dallo stesso Mons. Pellerin [Recueil de Medailles de Peuples et de Villes et c.] Tav. CX n. 54 fu pubblicata la Medaglia in rame di Mene qui delineata (a) [fig. 10]. Allude essa tutta al culto di Ercole, poiché sta in una parte la di lui testa con ispida, e folta barba, e nel rovescio la Clava colla Iscrizione MENAINΩN.

L’attuale mercato numismatico ci offre una visione fotografica del suddetto reperto, corrispondente in ogni dettaglio (compresi i 3 punti a destra della clava): datazione età romana, rame, diametro mm 14 [fig. 11, fonte]

Si veda anche questo esemplare [fig. 12, fonte; Reference: HGC 2, 763; CNS III, pp. 188-189, nos. 12-12/6]

Nella sua Terza aggiunta, il Lancillotto Castello scrive (p. 179):
MENE – Mene antica Città, da cui riporta il nome l’attual Città di Meneo, ha fornita la Sicilia numismatica di varie Medaglie, e già trovomi nella seconda aggiunta averne nella Tav. IV n. III pubblicata una inedita allusiva al culto di Ercole; altra ora ho stimato produrne, ch’è in bronzo (a) e tien da una parte la testa velata dell stessa Città ornata da corona di merli, e nel rovescio una lira colla iscrizione in giro MENAINΩN, dalla quale scrittura costantemente replicata in tutte le Medaglie di questa Città si conosce, con quanta ragione il celebre Burmanno ne’ Commenti alle Medaglie di Sicilia pubblicata nel secondo Vol. de’ Sicula del Signor d’Orville corresse l’abbaglio, in cui caddero l’editori della Sicilia Numismatica nel leggere in alcune Medaglie di Meneo MENAININΩN, scambiando così per le lettere NI alcune linee, che al di sotto di tali Medaglie furono forse apposte, per indicarne o il peso, o il valore.
Dalla raccolta di Joseph Pellerin si può ricavare anche quest’altra immagine di moneta coniata a Mineo. [fig. 13] è abbastanza simile al pezzo rappresentato in fig. 6 dal Peruta; dal lato “testa” si nota come variante la presenza di una E, mentre dal verso la figura a guida del carro non è alata.

Sul mercato numismatico circolano vari esemplari, riconducibili ai modelli già catalogati dal Peruta. Si veda per esempio questa datata 212 a.C. (“Trias AE – Naville Numismatics Ltd 10, 26.10.2014, lotto 15 g. 3,38”) [fig. 14], molto simile alla fig. 1 ma con la spiga di Demetra nell’acconciatura.

E ancora, molto simile alla fig. 3 del Peruta è quest’altra moneta [fig. 15, fonte] una Trias in rame con diametro 16 mm, datata anch’essa dopo la conquista romana e che non solo mostra la spiga di Demetra ma riporta dei segni nello spazio inferiore tra le torce (probabilmente un Δ), erroneamente identificate a suo tempo come continuazione della scritta componendo un’improbabile MENAI(NI)NΩN.

La successiva [fig. 15, fonte] ripete le stesse caratteristiche, senza spiga e segni tra le torce.

Ecco un’altro esemplare (Proveniente dall’asta Gerhard Hirsch Nach. 194, Munchen 19-21.2.1997, n. 87 (SNG Cop. n. 384)) con Demetra e i segni sotto le torce erroneamente intesi come facenti parte del nome della città [fig. 17, fonte].

Come si può chiaramente notare da un’altra moneta dello stesso tipo (Campana 4A/b; CNS III, 7; SNG ANS -; HGC 2, 760. VF), i segni tra le torce in questo caso indicano un numero romano (III o IIII scritto arcaicamente). [fig. 18, fonte]

Ritroviamo ancora un esemplare di Tetras in bronzo datato ca. 175-125 a.C., diametro 20 mm. (Reference: Calciati III pg. 183, 1; SNG ANS 292 variety) [fig. 19] corrispondente alla fig. 7 del Peruta: testa laureata con elemento aggiuntivo in cima, barbuta con accanto una “E”, sul verso un carro (Vittoria?) con scritta della città.

Una conferma del dettaglio riguardante la testa si ricava da un’altra moneta [fig. 20, fonte] simile alla precedente ma nella quale l’elemento in cima alla testa è più leggibile.

Un’ulteriore fonte per la conoscenza delle monete antiche di Mineo ci viene dalle collezioni del British Museum di Londra. Vi si trovano ben 10 reperti, che mostriamo qui di seguito e che si possono ricondurre alle tipologie già esaminate.
Partiamo dal una moneta [fig. 21, fonte] che in parte corrisponde alla descrizione fornita nella terza aggiunta dal Lancillotto Castello di Torremuzza in quanto riporta una lira, antico strumento musicale a corde. Tale riferimento è presente anche in monete provenienti da Siracusa (vedi) e da Taormina (vedi). Ricordiamo che a lira è uno strumento strettamente associato al dio Apollo, patrono della musica e delle arti. Di conseguenza la testa rappresentata sull’altro lato potrebbe riferirsi a quella divinità, abitualmente rappresentata con tratti giovanili e capelli elaborati.

La moneta seguente [fig. 22, fonte] è corrispondente al disegno di Peruta [fig. 8], con la variante aggiuntiva della presenza di due piccole sfere in basso a sinistra del bastone di Ermes.

Il terzo esemplare [fig. 23, fonte] rientra nella tipologia dedicata al culto di Demetra e Persefone, senza significative varianti.

La quarta moneta della collezione britannica [fig. 24, fonte] ci mostra la tipologia in onore di Asclepio illustrata dal Peruta [fig. 6]

La quinta moneta [fig. 25, fonte] mostra ancora meglio degli esemplari precedenti il culto di una divinità maschile, barbuta, laureata e con il già visto ornamento in cima alla testa. Tale caratteristica è insolita e si presta a diverse interpretazioni; potrebbe trattarsi di un sincretismo di tipo egizio-ellenistico, di certo la questione merita ulteriori approfondimenti.

Con la sesta moneta [fig. 26, fonte] abbiamo un esemplare corrispondente alla fig. 5 del Peruta.

La settima moneta [fig. 27, fonte] e l’ottava [fig. 28, fonte] rientrano nella tipologia già vista del culto di Ercole.


La nona moneta [fig. 29, fonte] ripropone lo Zeus con anomala decorazione sulla testa e carro sull’altra faccia, mentre la decima moneta [fig. 30, fonte] si associa alla serie con Demtra e Persefone.


La storia delle monete greco-romane di Mineo ci offre un affascinante viaggio nel cuore della civiltà siceliota e romana, rivelando le complessità di un’epoca in cui l’autonomia monetaria rappresentava una forma fondamentale di espressione culturale e politica. Dalla catalogazione pionieristica di Filippo Paruta nel XVII secolo fino alle moderne riconsiderazioni cronologiche, lo studio di queste monete è evoluto profondamente, portandoci a rivedere continuamente la nostra comprensione del passato. Le fiaccole incrociate e i profili femminili di Demetra e Persefone impressi su questi piccoli dischi metallici raccontano storie di religiosità, fertilità agricola e identità civica di una comunità che, pur essendo un centro minore rispetto a Siracusa, volle affermare la propria specificità attraverso il linguaggio universale della moneta. In seguito la graduale centralizzazione imposta da Roma pose fine a questo straordinario mosaico monetario, chiudendo un’epoca in cui ogni città poteva raccontare la propria storia attraverso le immagini incise sulle monete. Oggi, questi preziosi manufatti costituiscono non solo oggetti di interesse numismatico, ma vere e proprie finestre su un mondo che, nonostante la distanza temporale, continua a parlarci attraverso simboli che mantengono intatta la loro potenza comunicativa e la loro bellezza artistica.
