Mineo – Notizie storico-geografiche

Ducezio fonda Menae
(affresco
di Antonio Mazza, 1826)

Il Comune di Mineo fa parte dei 58 comuni della provincia di Catania ed è il 4° per vastità di ettari (dopo Caltagirone, Ramacca e Bronte). Appartiene inoltre al comprensorio Calatino, un raggruppamento di 15 comuni che li distingue all’interno della provincia e tra essi occupa il 3° posto. La sua estensione è di quasi 25 mila ettari di terreno, esattamente 24.632 ettari (246,32 km2).
Come si vedrà più avanti nel presente lavoro, nel passato le cose stavano diversamente in quanto il pur vasto territorio assegnato a Mineo era ancora più esteso. Nel medioevo vi erano inglobati altri feudi, vedi il feudo del Balchino oppure il feudo di Bucialca, che arrivava alle porte di Militello in Val di Catania, infatti in quella zona vi è una località denominata u puoiu di Miniu (Poggio Mineo). Ma piano piano si è ristretto, e chi lo sa se ancora non si va a restringere un po’, togliendo in futuro la contrada Saie che gravita alle porte di Grammichele?
Ancora per quanto riguarda la sua estensione, Mineo è al 17° posto (su 391) tra i comuni più estesi della Sicilia, collocandosi tra Agrigento e Marsala. Possiamo quindi capire che nonostante le ridotte dimensioni dell’abitato e la densità abitativa molto bassa, ci troviamo di fronte a uno tra i comuni più grandi dell’Isola. Il dato si può considerare anche come entità territoriale maggiore di circa il 95,65% dell’insieme dei comuni, il che significa che solo il 4,35% di essi supera l’estensione di Mineo. Volendo considerare la questione a livello nazionale, il dato risalta ulteriormente nella sua particolarità: Mineo è al 74° posto sui 7.896 (dato aggiornato al 2024) comuni d’Italia, risultando più grande rispetto a ca. il 99,06%, per cui soltanto lo 0,94% in tutta Italia ha un’estensione territoriale maggiore di Mineo.

I fiumi della Sicilia sud-orientale
(mod. da: Domenico Seminerio, Civilità preistoriche nel Calatino,
Catania, Tringale, 1988, tav. I, p. 119)


Idrografia. [visualizza mappa] Prendendo a esempio il Carrafa nella sua trattazione della zona di Modica, partiamo dalle acque, fonte di vita nell’antichità così come ai tempi nostri.
Nel territorio di Mineo non passano grandi fiumi; il più vicino è il Simeto, che proviene dalla parte occidentale dell’Etna per arrivare a mare nei pressi di Catania (ma entro i confini della provincia di Siracusa).
I materiali trasportati dal fiume Caltagirone o Dei Margi, con i suoi affluenti hanno determinato una vasta zona pianeggiante. Questo fiume è stato anche chiamato fiume di San Paolo perché si racconta che nel periodo del cristianesimo qui passò l’apostolo Paolo. Il corso principale scorre verso est, la sua posizione è più vicina agli Erei rispetto che agli Iblei. Proviene dal territorio di Caltagirone e nel suo percorso entro i confini di Mineo riceve vari affluenti, per un totale di sette: tutti tranne due provengono da sud-est e si immettono sul lato destro del fiume.
1) Gulfo, che arriva dal confine con Grammichele;
2) Vallone Coniglio;
3) Castellazzo, che si immette da sinistra;
4) Fiumecaldo, che passa sotto il borgo di Mineo in una profonda valle;
5) Lamia; anch’esso nel lungo tempo ha creato scavi stretti ma molto profondi; a sua volta si immette nel Lamia un corso d’acqua stagionale che ha definito un percorso abbastanza lungo in direzione sud e viene denominato Vallone delle Balatelle.
6) Ferro, più avanti arrivando da nord-ovest; che definisce una parte del confine comunale con Ramacca e ha creato lungo il suo corso altre valli e zone di piane alluvionali. Tale fiume si origina da due corsi d’acqua: uno proviene dal territorio di Piazza Armerina e si chiama Sortavilla, l’altro sale dalla zona di San Michele di Ganzaria e si chiama Tempio. Il loro punto di confluenza coincide con il confine del territorio di Mineo e delle contrade Pietrarossa Sottana e Frasca. Procedendo da ovest tale fiume prende il nome di Pietrarossa, poi Margherito e finalmente Ferro, fino al confine con Caltagirone;
7) Catalfaro, che è il quinto affluente da sud-est e bordeggia il confine orientale di Mineo con Vizzini e Militello, definendone in parte il tracciato.
Il fiume Caltagirone supera i confini del territorio di Mineo in un punto situato nella contrada Sciara di Guarne. Prosegue il suo cammino a nord-est fino a immettersi nel Gornalunga, il quale proseguendo il corso verso il mare con andamento parallelo al più consistente e conosciuto Dittaino, a poca distanza dalla costa si immette nel già ricordato Simeto, chiamato anche Giarretta.
Per quanto riguarda i laghi, allo stato presente non ve ne sono. Storicamente si ricorda il Catallargo – detto anche Lagu Siccu – nei pressi di Grammichele. Esisteva anche una depressione nella piana, periodicamente allagata dalle piogge con fenomeni vulcanici denominata Lago di Naftia del quale parleremo ampiamente nella parte dedicata alla contrada Rocchicella.
Di origine antropica sono le numerose vasche di varie dimensioni per l’uso agricolo, distribuite a centinaia in modo abbastanza uniforme su tutta l’area e molte delle quali tuttora funzionanti.

Nel territorio di Mineo si possono distinguere tre aree principali. Vi è un’area collinare a sud-est che fa parte degli Iblei e viene chiamata “a parti i vigne” in quanto in antico vi erano piantate molte vigne e uliveti. L’area a nord-ovest è anch’essa collinare e fa parte degli Erei; la sua denominazione è Algar o Coste. La terza zona è collocata centralmente, fa parte della Piana di Catania ed è di origine alluvionale.
Per quanto riguarda l’escursione altimetrica, la cartografia disponibile in rete con le mappe di Google offre la possibilità di leggere questo dato con una grafica che segna gli incrementi di 200 mt e le sottomisure intermedie di 40 mt. Si possono così riscontrare i punti più bassi quasi al livello del mare; mediamente la porzione degli Erei qui presa in considerazione è più alta del versante degli Iblei tuttavia in entrambe le formazioni montuose ci sono punti dove si superano i 600 mt.
Dalle zone più basse si sale verso sud-est con sbalzi altimetrici abbastanza ripidi, a differenza delle alture degli Algar parte degli Erei che sono mediamente più graduali.
Tra le alture che fanno parte degli Iblei si nota un’area piuttosto ampia posta a un’altezza di ca. 500 mt, conosciuta come l’altopiano di Camuti del quale si dirà più avanti nella parte dedicata alle singole contrade. Altro elemento significativo è la presenza di profonde valli, associate all’esistenza dei corsi d’acqua che già sono stati descritti. È il caso della valle compresa tra gli Erei ove scorre il fiume Ferro, anch’essa abbastanza pianeggiante e con terreni alluvionali.
Due principali caratteristiche geografiche sono significative anche dal punto di vista economico e militare, ossia il collegamento tra la piana di catania e quella di Gela così come la valle del Dittaino che mette in comunicazione la costa orientale dell’Isola con le zone più interne.
Mentre la Piana ha materiali alluvionali, per quanto riguarda i materiali geologici abbiamo in maggiore abbondanza le seguenti tipologie: sugli Algar e in altri punti ci sono trubbo, marne e calcareniti. In varie contrade come avremo modo di dire più avanti si trovano pietra lavica, gessiti, arenaria, tracce zolfifere e argille. In alcune contrade vennero realizzate cave per ricavarne diversi materiali. Per esempio nella contrada San Giovanni si estraeva la sabbia – a rina – per l’edilizia. Vi si trovano anche formazioni arenarie più dure, dalle quali si ricavavano degli intagli di blocchi per le costruzioni.[nota: Nel palazzo che attualmente ospita il Comune, il portale di ingresso all’ex fondaco su Viale della Rimembranza e attuale sede del Museo Tamburino Merlini venne realizzato con dei conci provenienti dalla cava di Corvo Cantatore, mentre il portale alla sua destra che attualmente porta al deposito della soprintendenza fu realizzato con pietra portata dalla cava di San Giovanni.] Vi erano pure cave per l’estrazione di gesso – ippsu – che in antico serviva molto per le costruzioni delle case: vedi le contrade Valloniscieri, Judeca e Iannicoco.

Il perimetro del territorio di Mineo misura ca. 93 chilometri, con un andamento piuttosto irregolare [nota: una misura quantificabile di tale caratteristica si ricava dall’indice di circuitazione e compattezza: dato 1 come valore ideale della massima compattezza – nel caso dell’area di un cerchio perfetto – e 1,13 [1,77] per un quadrato regolare, per quanto riguarda Mineo si ottiene un valore di 1,68 [2,36], che è abbastanza elevato]. Al di fuori si incontrano vari Comuni: procedendo in senso antiorario, ad est andiamo limitrofi con il territorio di Militello e Palagonia. Con Militello ci separa il corso del fiume Catalfaro. A salire verso Palagonia il confine è segnato dalle colline dei Covoni, fino alla zona della Principessa. Passiamo al confine con il Comune di Ramacca. Sotto Ramacca arriviamo fino a prima del loro Cimitero. Fa parte di Mineo un poco della Montagna di Ramacca e si arriva nel punto più a nord. Procedendo verso ovest si rientra giù, fino al fiume Ferro. Costeggiamo questo fiume per un lungo tratto, il suo nome cambia in Margherito e poi Pietrarossa. È un corso d’acqua che parte da San Michele di Ganzaria con il nome di fiume Tempio, che prende dalla zona dove passa, perché pare che un tempo ci fosse una antica struttura risalente ai Templari. Il fiume Ferro confina con Aidone e con Piazza Armerina: qui abbiamo anche la fine del confine provinciale, in quanto comincia la provincia di Enna con la quale Mineo è confinante. Procedendo verso ovest rientriamo all’altezza di Monte Frasca. Qui si costeggia il Comune di Caltagirone, vicino la SP 48. Siamo vicini a contrada Grotte di Cipolle e a contrada Salto, il punto più occidentale del territorio menenino. Di là si scende a sud, costeggiando la contrada San Francesco e si rientra a est. Attraversata la SS 417 Catania Gela si scende ancora verso la SP 385. Siamo arrivati nei pressi del bivio di Grammichele. Il confine con quel Comune si posiziona sulle alture, prima della Madonna del Piano. Di là passa ai Canali di Grammichele e va verso la contrada Saie. Passata la SP 124, si spinge a cuneo a lambire la SP 75 che va in direzione Licodia Eubea. Ci troviamo nel punto più a sud.
Si inizia a risalire gradualmente, attraversando di nuovo la SP 124. Viene costeggiato il bosco di Marineo, che per una buona parte è compreso nel nostro territorio mentre il resto va con Licodia Eubea. Proseguiamo verso est avvicinandoci fino a circa cinquanta metri dal Castello Camemi. Siamo al confine con Vizzini. Passato Poggio Camomilla, attraversiamo le zone di Corvo Cantatore e ci immettiamo sul corso del fiume Catalfaro. Si sfiora da vicino il grande agglomerato antico della masseria del Cantatore, di origine cinquecentesca e secondo alcuni sede di gesuiti.
Procedendo a nord lungo il fiume Catalfaro arriviamo alla contrada Nicchiara. Più avanti, a Poggio Croce, i confini di Mineo raggiungono il proprio estremo orientale verso Militello. Viene costeggiata un’antica strada medievale, risalente al 1300. Si raggiunge più a nord la masseria della Nicchiara, appartenuta ai baroni Maiorana. Incontriamo un altro fiume, il Catalfaro, dove si trovano ruderi di due mulini, il Catalfaro e l’Arancio. Traversando oltre Poggio Culla, scendendo nei pressi di Scorcia Lupo e ai Covoni, ecco che ritorniamo al punto di partenza del nostro percorso.


Il territorio di Mineo è prevalentemente agricolo: colture estensive di agrumi e grano sulla piana, uliveti nelle parti collinari. L’erosione alluvionale ha reso molte aree brulle e rocciose; le zone boschive sono quasi inesistenti eccetto una porzione del bosco di Marineo. Nei periodi invernali con maggiore piovosità alcune parti della Piana sono soggette a impaludamento.

La presenza umana sul territorio di Mineo ha lasciato tracce che risalgono al periodo neolitico, in particolare su diverse alture collinari che erano abitate in modo stabile. Testimonianze di tale presenza attraversano senza interruzioni tutte le epoche dalle più remote ai tempi attuali, come si avrà modo di descrivere in dettaglio nella parte dedicata alle singole contrade con riferimento alle testimonianze archeologiche presenti.
Risalgono al 1400-1270 a.C. (media età del bronzo o di Thapsos) alcuni villaggi testimoniati da tombe a forno nelle contrade Piano Camuti, Rocchicella, Monaci, Monte Catalfaro, Salto, Sacchina, Maimone, Carratabia e nei pressi del borgo attuale.
Vi sono alcune località di particolare rilevanza per ragioni storiche, archeologiche o di altra natura che è utile elencare qui indicando la parte del presente lavoro ove si potrà trovare la documentazione relativa. Partiamo innanzitutto dal sito che nel corso delle varie epoche ha sempre attirato l’attenzione e suscitato meraviglia a causa di fenomeni naturali sotterranei che poi hanno dato vita a culti religiosi molto antichi: parliamo del laghetto vulcanico dei Palìci con annesso santuario riemerso grazie alle ricerche archeologiche, localizzati in contrada rocchicella. Vi sono pure ben cinque castelli, la più significativa testimonianza del periodo medievale è costituita dal Castello del Mongialino che si trova nella contrada San Cataldo. Non lontano è presente un esempio di colonizzazione agraria di inizio Novecento ossia Borgo Pietro Lupo, collocato in contrada Torretta Mongialino. Un’altra struttura riconducibile al controllo del territorio per quanto riguarda l’accesso alla Piana è il Castello di Serravalle sito nell’omonima contrada. Passiamo poi sulle colline del versante ibleo dove le acque del Lamia hanno scavato un percorso tra le rocce e vi si trova un particolare santuario rupestre denominato Grotta di Sant’Agrippina, siamo in contrada Balatelle e nell’adiacente Santa Margherita vicino a una profonda gola rocciosa venne realizzata dalla famiglia di Luigi Capuana una bella masseria i cui ruderi esistono ancora. Altro sito storicamente rilevante è quello delle grotte di Caratabia, testimonianza di epoca greca nell’omonima contrada. Passiamo a un altra zona naturalistica dove scende verso la piana Fiumecaldo, utilizzato anticamente dagli abitanti di Mineo e sede di molti mulini ad acqua per la produzione della farina; è un’area che si estende tra le contrade Fiumecaldo, Tinnirello, Dompera, Badia, Riversino. Tra le predominanti zone agricole si distingue una superstite area boschiva denominata bosco di Marineo che è racchiusa nella contrada Cozzarelli e in parte minore riguarda anche le contrade Valle Nuova e Coda di Volpe. Località importanti per le testimonianze del passato che vi si trovano sono l’altopiano di Camuti, Monte Catalfaro con le tracce della Fortezza del Topo, la necropoli di Papaianni e le grandi grotte scavate in contrada Campo. Concludiamo questa carrellata introduttiva con una grande incompiuta: la diga Pietrarossa, situata al confine del territorio in contrada Pietrarossa Sottana.

Via Francigena Fabaria

Il territorio di Mineo è attraversato dalla Via Francigena Fabaria, che prende il nome dal termine arabo che indica sorgenti e fonti d’acqua, si svolge quasi interamente al di fuori della viabilità moderna e coincide con una via normanna risalente ca. al XII sec. d.C. Si entra a sud-ovest in corrispondenza della SS. 124 e si procede in direzione nord-est su tracciati secondari o ormai dismessi, incontrando per un breve tratto la SP 133, procedendo fino a sovrapporsi alla SP 31 e poi andando a coincidere con la Via do Re fino a lasciare il confine in direzione Militello.

Nel corso dei secoli ci sono stati molti viaggiatori che hanno attraversato il territorio di Mineo. Torneremo a riferirci alle loro testimonianze nelle parti del presente studio dedicate alle varie contrade e punti rilevanti, qui vogliamo però fare una rapida rassegna che ne raccoglie i nomi. Partiamo da antichi storici citati da Diodoro Siculo per passare all’arabo Idrisi, Vito Amico [Dizionario topografico della Sicilia, vol. II, pp. 127-133; ma anche le voci “Mineo (fiume di)” e “Mineo (fonte di)”, p. 134.], Tommaso Fazello, il pittore Jean Houel, [Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, Parigi 1785, vol. III, pp. 57-61. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k107641q] e Auguste de Sayve [“Mineo”, in: Id., Voyage en Sicile fait en 1820 et 1821, Parigi, Arthus Bertrand, 1822, vol. 1, pp. 263-269]. Notizie su Mineo si hanno anche dallo storico netino Rocco Pirri (1577-1651).
Nei primi anni ’90 del ‘900 le zone della Piana e delle Coste sono state visitate dal giornalista Sergio Mangiameli, che in un suo articolo illustrato ha riferito circa alcuni siti che lo avevano colpito, come il “castello” di Serravalle, l’area un tempo occupata dal lago di Naftia, Borgo Lupo e infine il castello del Mongialino. [Sergio Mangiameli, Tra castelli laghi e fossili, “Vivere”, n. 8, ottobre 1994, pp. 94-95.]

Allo stato attuale e diversamente dal passato, in tutto il territorio di Mineo esiste un solo centro abitato. L’insediamento di colonizzazione realizzato nella prima metà del 900 come nuova frazione, Borgo Lupo, non ha avuto fortuna e giace oggi nelle condizioni di una fattoria con pochissimi residenti e proprietari. D’altra parte le recenti urbanizzazioni in Contrada Saie non sono altro che l’espansione di Grammichele, tanto che – come si vedrà nella sezione dedicata – nel tempo si sono avanzate proposte di modifica dei confini, con una riduzione del territorio ad appannaggio di Mineo per consentire a quegli abitanti di usufruire pienamente dei servizi del Comune a loro meno lontano.
Eppure non è sempre stato così. Il paesaggio disseminato di ruderi testimonia dei tempi nei quali chi coltivava la terra passava periodi anche lunghi dormendo nelle campagne in varie tipologie di abitazioni isolate, sparse sui terreni. Ci sono anche numerose masserie e ville padronali, ove l’aristocrazia terriera trascorreva periodici soggiorni alternandosi dalle residenze in città. Per osservare un panorama diverso bisogna risalire ancora più indietro nel tempo, prima del medioevo e dell’età romana. Nel periodo della colonizzazione greca, infatti, vi furono alterne vicende che contrapposero i centri costieri di nuova fondazione alle popolazioni indigene dell’interno dell’Isola. [nota: Si potrebbe azzardare un paragone – con tutti i necessari distinguo – alla situazione che gli europei si trovarono nel Nordamerica, dove il ruolo degli indiani fu molto variabile, spesso con tribù che vennero favorite e utilizzate da un gruppo di coloni per danneggiarne un altro.] Tra leggende, racconti tramandati da fonti incerte e archeologia, possiamo dire con certezza che Mineo non era sola. Qualcuno ha parlato delle “Sette Mene”, in questa sede si cercherà per quanto possibile di unire la brevità e la chiarezza, a beneficio dei lettori che troppo spesso in passato sono stati preda di cantastorie guidati da grande fantasia invocata a colmare vaste lacune di conoscenza.

Tra gli eventi storici più vicini a noi che hanno coinvolto il territorio di Mineo non va dimenticata la seconda guerra mondiale. Oltre alle testimonianze riguardanti la presenza italo-tedesca e poi angloamericana di passaggio nel paese, le cronache registrano operazioni aeree finite con la caduta di tre apparecchi, come si vedrà in dettaglio nelle parti del presente lavoro riguardanti le contrade di Donna Ragusa, Camuti e San Francesco.

Bisogna ricordare come un pioniere della riscoperta del territorio – dopo il progressivo abbandono dell’agricoltura tradizionale – un sacerdote che a Mineo si è particolarmente distinto per spirito d’iniziativa e attività sociali: Rosario Pepe (1920-2011) organizzò infatti fin dagli anni ’50 gite per i ragazzi, di cui sono rimaste testimonianze scritte e immagini fotografiche. [Passeggiate ecologiche per le contrade del mio paese. Ricordi, 2007] Erano “scampagnate” fatte insieme a parenti, amici, giovani, donne, uomini aventi sempre finalità ricreative, amichevoli, formative. Per usare le parole dello stesso promotore figlio di agricoltori, erano occasioni di ristoro per il corpo e la mente: <<La società moderna soffocata dal consumismo scopre, oggi, i pregi della cultura agricola essendo ormai sazia e nauseata dell’ambiente e dell’alimentazione sofisticata del progresso economico, non curandosi che il vero progresso è lo sviluppo integrale della persona umana>>. Partendo dal paese, il gruppo si incamminava lungo la sp. 31 attraverso la contrada Acquanuova, sostava nella pineta Ballarò. Proseguiva alla curva di San Giuseppe e raggiungeva una casa alla Nunziata dove il gruppo veniva accolto dai proprietari. L’escursione proseguiva sulla provinciale raggiungendo contrada Nicchiara; in alcuni casi i ragazzi allestivano un vero e proprio campeggio trascorrendo anche una settimana nella natura. Con le sue parole il sacerdote dà il senso di queste meritorie iniziative: <<Sono state giornate passate familiarmente, godendo di momenti di fraternità: giocando, correndo, mangiando, riflettendo su pensieri di spiritualità, su argomenti di attualità, soprattutto su temi di formazione spirituale, sociale, di educazione su argomenti di pedagogia, psicologia, segni dei tempi da dare ai ragazzi e giovani d’ambo i sessi […]. A mezzogiorno, insieme consumiamo lo stesso cibo. Tutti fanno a gara ad offrire agli amici ciò che ciascuno ha portato per il pranzo a sacco. […] La sera stavamo al lume di candela, dopo la passeggiata lungo la strada. La giornata era programmata con momenti di spiritualità, lettura, dialogo sui temi religiosi, sociali, letterari con riferimenti al passato ed al presente>>.
In altre occasioni le gite riguardavano zone come le contrade Grilli, Calennari, Salinardo, Camemi, Borgo tinto, Vallenuova, Gesso, Balatelle, Borgo Lupo, San Cataldo, Santa Margherita, Rocchicella, Favarotta, Calcagno, Niscima e anche località al di fuori dei confini comunali come il “castello” Camemi che appartiene a Vizzini.
Tra le abitudini delle famiglie di Mineo era in uso trascorrere alcuni periodi di vacanza nelle campagne circostanti il borgo, in particolare durante la Pasqua e nel mese di maggio. Tra i luoghi preferiti nella primavera ed estate si ricorda la Piana, mentre in autunno era più frequentata la zona collinare iblea.
In anni recenti si è consolidata la pratica delle gare di ciclismo “fuoristrada”, con l’annuale competizione dei Colli Eolici che vede cimentarsi un gran numero di partecipanti di tutte le età su percorsi che si addentrano nelle scoscese campagne utilizzando vecchie mulattiere. Inoltre è in attività un gruppo escursionistico – denominato “Scurpiddu” in onore di Luigi Capuana – che ha favorito in misura sostanziale la riscoperta delle diverse realtà naturalistiche presenti in ogni parte del territorio di Mineo.

Fino a quando non è stata istituita la Diocesi di Caltagirone (12 settembre 1816, bolla Romanus Pontifex di papa Pio VII), Mineo ha fatto parte della Diocesi di Siracusa che esiste dal lontano 314 d.C.

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