
Francesco Lanza, Mimi siciliani, Milano, 1928; Palermo, Sellerio, 1971; Palermo, 1984; Enna, 1991.
Secondo lo studioso Li Bassi, in quest’opera dei primi decenni del Novecento Francesco Lanza “in una scrittura essenziale e stilisticamente perfetta, seppe fissare i nuclei originari dell’anima siciliana, la vocazione al mito, alla saggezza, alla fatica, stemperata spesso dalla coscienza del grottesco di cui si appesantisce la quotidianità dei semplici”. Scrive Flora Terranova nella propria tesi di laurea che Lanza “ha […] rivalutato l’importanza della cultura orale, mezzo esclusivo di trasmissione per i greci fino all’epoca ellenistica, raccogliendo per i suoi mimi i racconti popolari della sua terra, patrimonio comune a tutti.
