Come è triste il rovistare dopo più di venti anni nelle carte di un amico morto nel fiore della giovinezza!
Dentro la dubbia luce dei ricordi quella amata persona riviveva, di tanto in tanto, con la evidenza di un’allucinazione e facea sussultare il nostro cuore. Un gesto, un motto, un aneddoto, e la gentile figura ci sorrideva, fugacemente, quasi per ringraziarci di averla evocata; e per qualche tempo, dentro e attorno, ci lasciava come uno splendore di altri giorni, come un profumo di altre primavere; sensazione dolce e penosa nello stesso punto, perché il passato prende sempre qualcosa delle misteriose attrattive dell’avvenire — una venatura, una sfumatura — per cui ci sembra assai migliore del presente, anche quando il presente lo superi in bontà fuor d’ogni confronto.

