Vincenzo Giuseppe Costanzo, Malasorte. Antica storia di Mineo, A & B, 2010, 304 pp.
Mineo, Città della Camera Reginale, 1615. Costretti a contrastare le mire di un feudatario, Antonio Requesens conte di Buscemi, che contesta con ogni mezzo alcuni diritti che essi hanno per secolare privilegio su un suo feudo, i cittadini non esitano a dargli battaglia, mettendo a ferro e fuoco il suo castello e traendolo prigioniero. Questa la storia con i suoi personaggi reali che la rivivono; ma tanti altri personaggi, creati dalla fantasia dell’autore, hanno una loro storia privata che si innesta, come in unico destino, in quella della Città: Nicola, un menenino, e Maddalena, nipote del conte, che tragicamente si amano; Jana e il gelosissimo Giacomino; l’amore senza speranza di Venanzio per Leonora, che solo con la morte di lui si può esprimere e compire; e tante altre storie con momenti tristi e lieti, comici e poetici. Vite paesane e un passato, in un panorama che non ha limitazioni né di luogo né di tempo, sul filone neoverista al quale il Costanzo ritorna, dai già lontani racconti di “Profili e Ombre”.

