Quando Luigi Capuana condannò a morte il suo “pappafico”

Agli innumerevoli episodi già noti della sua vita, da piccole scoperte attuali si aggiungono ancora altri esempi di bizzarria e fantasioso spirito caratteristici della multiforme personalità capuaniana. In questo caso abbiamo una voce narrante di tutto rispetto per la vicinanza che ebbe con lo scrittore nel corso dell’intera vita, il conterraneo e grande amico Corrado Guzzanti.

Sul mercato antiquario è stata proposta una lettera manoscritta del Guzzanti. Questi, sollecitato dal comune amico catanese Feola, rispondeva positivamente all’iniziativa di festeggiamenti in onore di Capuana per il suo 70° compleanno, da effettuarsi nel corso del 1909. Non sappiamo se avrebbe dovuto trattarsi di una mostra o una pubblicazione a stampa – o entrambe le cose – fatto sta che il Guzzanti valuta che potrebbe essere adatto allo scopo un aneddoto molto singolare, del quale tra l’altro possiede in forma di “reliquia” una prova concreta! L’episodio fa pensare a certi contesti di culto verso spoglie di santi che ancora oggi si venerano, qui trasposti non senza ironia in un contesto decisamente laico.
Ma lasciamo la parola al Guzzanti e – tramite suo – a un giovane Capuana indispettito dai primi segni dell’età matura incalzante. Ecco qui di seguito il testo della lettera:

Mineo 29/5/1909
Egregio S. Feola
Mille occupazioni mi impedirono rispondere subito alla preg,ma circolare “invito” per le onoranze del Chiarissimo Luigi Capuana. Egli poi, è e sarà uno dei miei più carissimi amici… un fratello con cui spesso si divisero gioie e dolori. Potrà quindi comprendere quanto piacere mi apportò l’invito di concorrere alle sue onoranze. Io avevo proposto al Consiglio Comunale d’esporre nella sala Consiliare un suo grande ritratto e dare il nome di Luigi Capuana alla via che conduce alla casa ove egli nacque e ove concepì e scrisse i più bei suoi lavori. Fui confidente del Capuana giovane e lo seguii nella sua vita con tutte le vicissitudini che l’accompagnarono. Ho molti autografi, fra i quali alcuni curiosissimi. Ora prima di mandare per le onoranze “un pensiero” io domando a Lei se fosse più adatto qualche aneddoto della sua vita giovanile, libera e spensierata: egli, liberale e cospiratore nel ’60, capitano della guardia Nazionale, aveva bei baffi e un bel pappafico. Quando questo cominciò a divenir bianco decise di raderlo. Dopo raso lo mandò a me, chiuso in una busta con cinque suggelli di ceralacca a vari colori (che conservo religiosamente ancora) e colla seguente scritta:
“Questo mio pizzo colpevole di essere bianco a 35 anni, fu l’ultimo giorno del 1873 condannato inappellabilmente ad essere raso.
La sentenza venne eseguita oggi 6 gennaio 1874 alle ore 9 e ¾ am.
Possa il terribile esempio giovare alla piccola barba dell’amico Corrado Guzzanti.
Mineo, 6 gennaio 1874
Luigi Capuana.”
Le piacerebbe questo?
Ho pure alcuni versi a me diretti e molte lettere umanistiche.
Sarò quindi lieto poter offrire quelle che Ella vorrà consigliarmi in proposito.
Ossequiandola devotamente e ringraziandola mi creda Suo
Corrado Guzzanti.
p.s. Prego dirmi per quando sono fissate le onoranze.

Nicola Feola di Valcorona scrisse una commedia in tre atti di cui esiste il manoscritto della traduzione in siciliano di Capuana, intitolata ‘ntrichi e … ‘ntrichi, datata 1907 (Cfr. Il Teatro dialettale siciliano. Luigi Capuana ecc, in “La Bibioteca di Via Senato”, III, n.2, febbraio 2011).

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