Nella notte tra il 26 e il 27 novembre 1666, Palermo visse ore di paura e incredulità. Un temporale violentissimo si abbatté sull’isola 🌩️: dalle alture di Monreale scesero fiumi di fango e acqua che si incanalarono nella fossa della Garofala, nel Kemonia e nel Papireto, trasformando le vie cittadine in torrenti impetuosi. Le acque raggiunsero i secondi piani delle case, travolgendo piazza Ballarò, la Strada dei Tedeschi e aree vicine alle porte urbiche, mentre i soccorsi del mattino seguente avvenivano via barca.
🌧️Il cedimento di Porta di Castro, causato dalla furia dell’acqua che spezzò una catena di ferro e una trave, aprì una voragine che permise al fiume di defluire verso il piano dei Tedeschi: un episodio che molti, nelle cronache, interpretarono come provvidenziale ✨. Ma la realtà era più dura: piogge e frane colpirono tutta la Sicilia, causando vittime anche fuori Palermo, persino per il crollo di una montagna e il naufragio di circa 40 navi al largo delle coste meridionali.
Da quella tragedia nacquero nuove consapevolezze: nel 1667 iniziarono i lavori dei “fossati del maltempo”, il Kemonia venne ulteriormente incanalato, e la città comprese il bisogno urgente di una gestione moderna delle acque. Un’eredità urbanistica e civile che ancora oggi parla alla Palermo contemporanea, fragile e coraggiosa allo stesso tempo.
Memoria che resta, acqua che insegna.
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