In una città stremata dalla guerra e dai bombardamenti, migliaia di operai decidono di fermarsi. È sciopero, sotto il fascismo, in piena Seconda guerra mondiale.
Tra le lamiere delle navi e l’odore del porto, ai Cantieri Navali di Palermo si lavora senza sosta: turni estenuanti, salari erosi dall’inflazione, fame nelle case e paura nei rifugi antiaerei. Quel giorno, però, il rumore dei martelli si spegne.
Gli operai chiedono pane, sicurezza, dignità.
Chiedono di essere ascoltati. ![]()
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Scioperare significa rischiare tutto: arresti, repressione, ritorsioni. Eppure accade lo stesso. Quel gesto semplice e collettivo diventa un atto di coraggio civile, una crepa nel muro della dittatura.
Palermo, periferia dell’impero fascista, parla con la voce del lavoro.
A pochi mesi dallo sbarco alleato e dalla caduta del regime, quello sciopero resta una pagina poco raccontata ma decisiva: la prova che anche in Sicilia, nel cuore della guerra, la coscienza operaia seppe alzarsi in piedi.
Perché la memoria dell’isola passa anche da chi, nel momento più buio, ebbe il coraggio di fermarsi. ![]()
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