Il siciliano è una lingua romanza del gruppo italo-meridionale che mostra una significativa individualità linguistica. Ecco le sue caratteristiche principali:
Relativa continuità: Nonostante le numerose dominazioni, il siciliano ha mantenuto una certa continuità, pur integrando elementi delle lingue dei dominatori.
Stratificazione storica: Il siciliano riflette la complessa storia della Sicilia, incorporando influenze greche, arabe, normanne, spagnole e francesi, oltre al latino. Questa stratificazione lo rende linguisticamente molto ricco.
Substrato pre-latino: Contiene elementi del substrato siculo e greco antico, ma in misura minore rispetto alle lingue “relitto” come il basco.
Evoluzione distintiva: Ha sviluppato caratteristiche fonetiche e grammaticali specifiche che lo distinguono dall’italiano standard e da altri dialetti meridionali.
Prestigio storico: A differenza di molte altre parlate regionali, il siciliano ha goduto di periodi di notevole prestigio, in particolare durante il periodo della Scuola Siciliana nel XIII secolo, che ha influenzato lo sviluppo della lingua letteraria italiana.
Il siciliano appartiene al continuum dialettale italiano meridionale, pur mostrando caratteristiche distintive. Non è tanto una “riserva linguistica” isolata quanto una lingua che riflette la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo e i molteplici strati culturali che vi si sono sovrapposti. La varietà linguistica della Sicilia è uno specchio della sua storia multiculturale. Siamo di fronte a un vero e proprio mosaico linguistico, ecco una panoramica delle principali varianti locali del siciliano, comprese le specificità delle isole minori.
Zone linguistiche principali
Il siciliano può essere suddiviso in tre macro-aree dialettali principali, ognuna con caratteristiche proprie:
- Siciliano occidentale:
- Parlato nelle province di Palermo, Trapani e parte di Agrigento.
- Include il palermitano e il trapanese, influenzati da arabo e normanno.
- Siciliano centrale:
- Comprende le province di Enna, Caltanissetta e parte dell’agrigentino.
- Qui si trovano elementi linguistici risalenti all’epoca dei Siculi, uno dei popoli autoctoni dell’isola.
- Siciliano orientale:
- Diffuso nelle province di Messina, Catania, Siracusa e Ragusa.
- Include varianti come il messinese, il catanese e il siracusano, con tracce di influenze greche e spagnole.
Le isole minori
Le isole minori della Sicilia hanno sviluppato dialetti specifici:
- Pantelleria: Il pantesco è fortemente influenzato dall’arabo a causa della vicinanza geografica con l’Africa settentrionale.
- Isole Eolie: L’eoliano conserva peculiarità fonetiche e lessicali che lo distinguono dalle altre varianti siciliane.
- Lampedusa e Linosa: vi si parla il dialetto pelagio, connesso al gruppo dei dialetti agrigentini occidentali.
Minoranze linguistiche
Oltre ai dialetti siciliani, l’isola ospita comunità linguistiche uniche, riflesso di eventi storici e connesse a spostamenti significativi di popolazioni.
Gallo-italico
Dialetto derivato dal nord Italia, risale al periodo normanno ed è ancora parlato in centri come San Fratello, Nicosia e Sperlinga. Tra questi, particolare rilevanza riveste Novara di Sicilia, situata sui monti Peloritani nella provincia di Messina, dove si conserva una delle ultime testimonianze viventi del galloitalico di Sicilia. L’origine di questa parlata risale all’epoca della dominazione normanna (XI-XIII secolo), quando i sovrani Altavilla favorirono l’insediamento di coloni provenienti da Monferrato (Piemonte), Liguria, Lombardia ed Emilia (“area gallo-romanza). Il galloitalico novarese, unico in tutto il Sud Italia, ha resistito nei secoli all’omologazione linguistica grazie all’isolamento geografico montano, conservando caratteristiche fonetiche tipiche delle lingue galloitaliche con echi piemontesi e liguri. Ancora oggi viene utilizzato quotidianamente, soprattutto tra le generazioni più anziane e in ambito familiare, rappresentando un elemento identitario fondamentale per la comunità locale. Il riconoscimento nel REIS (Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia) ne tutela la memoria e l’uso come patrimonio linguistico-culturale dell’isola. Secondo la classificazione UNESCO il gallo-italico di Sicilia rientra fra le lingue definitely endangered. Negli ultimi dieci anni laboratori scolastici, spettacoli in vernacolo e la pubblicazione di un prontuario ortografico locale hanno stimolato un timido aumento dell’uso fra gli under 30 (dati Sportello Linguistico Novara di Sicilia, 2024).
Alcuni video da Youtube con esempi di dialetto gallo-italico.
– Gioacchino Fonti, Vocabolario : gallo-italico=italiano: idioma parlato in Piazza Armerina, Poggibonsi, Lalli, 1990.
– Sandra Raccuglia, Vocabolario del dialetto galloitalico di Aidone, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Dipartimento di scienze filologiche e linguistiche, Università di Palermo, 2003.
– Carolina Falco, Sicilia, in questo sperduto borgo medioevale parlano una lingua sconosciuta | Anche per i siciliani è incomprensibile, “Catania Oggi”, 2025. (link)
Approfondimenti bibliografici sull’argomento possono utilizzare i codici Dewey 457.8 (Dialetti regionali dell’Italia meridionale) e 306.44 (Linguaggio e cultura, sociolinguistica).
Arbëreshë
Comunità albanesi insediate nel XV secolo, che mantengono viva la lingua arbëreshë nei comuni di Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela.
Greco-calabro
Retaggio della Magna Grecia, ancora presente in alcune aree della provincia di Messina.
Risorse AI: Sicilian Language Guide, chat interattiva per imparare il siciliano.

