Da Luigi Capuana a Corrado Guzzanti, il passato di Vico Vaiana
Lungo Via Roccové esiste un punto che fa angolo con Vico Vaiana. Attraverso alcune testimonianze su un lungo arco di tempo è oggi possibile descrivere con precisione fotografica alcuni cambiamenti di rilievo che si sono prodotti, con due particolari momenti principali.

Partiamo da una foto molto importante per Mineo. Venne realizzata da Luigi Capuana nella seconda metà del 1800, intorno al 1885. Consiste in un’ampia veduta del paese da ovest e contiene una gran quantità di dettagli.

Focalizziamo una zona in particolare, che ci interessa in questa sede. Per un caso fortuito, la serie di persone che posano nella foto non ha ostruito la visuale retrostante, che di conseguenza è ben leggibile. Si vede un edificio privo di forme definite ma collegato agli altri di quella zona.
A partire dall’angolo sinistro c’è un ingresso al pian terreno con arco a tutto sesto, affiancato da una scala esterna che sale verso destra fino a una prima entrata e poi a una seconda, con due rampe consecutive. Sotto la seconda rampa c’è un arco per consentire un altro ingresso al pianterreno, che è affiancato da un’altra porticina. Infine si vede una scala frontale e molto ripida per consentire l’accesso a un altro ingresso. Sopra il primo ingresso c’è una finestra con davanzale, di forma molto simile a un’altra che è collocata sulla parete ad angolo dello stesso edificio, lato Via Roccové. Al momento della foto, in quella zona dell’abitato non c’è nessuno.

Andiamo ora al secondo documento fotografico oggetto della presente comparazione. Stavolta l’inquadatura del fotografo è totale. Parliamo di Corrado Guzzanti, che intorno all’inizio del 1900 aveva voluto ritrarre questo particolare punto del paese, all’interno di una sua attività sistematica che produsse tante cartoline dedicate a una Mineo in buona parte scomparsa.
Il primo dato che si nota è che ci sono molte persone. Non è improbabile che siano state radunate dal fotografo per l’occasione, dato che era abitudine del Guzzanti animare i luoghi con la presenza umana, considerata consustanziale al contesto fisico. Uomini e donne sono seduti lungo la parete; il sole li investe, molti si fanno ombra agli occhi per guardare in direzione del fotografo. Un uomo in piedi nel mezzo indossa il caratteristico firriuolo, il mantello contadino. Una donna sulla destra sta tenendo una matassa di lana con le mani, aiutata a filare da un’altra a fianco. Alcuni panni sono stesi a asciugare sulla ringhiera posta davanti al secondo ingresso della scala esterna già descritta parlando della precedente foto. Si notano infine un rigagnolo probabilmente fognario che percorre l’intero vicolo scendendo da destra, una gallina che si intravede mentre vi razzola sulla sinistra e un cane a destra, che cammina e intanto annusa il terreno.
Nel ventennio trascorso tra le due immagini il cambiamento più rilevante è strutturale, edilizio. Una porzione di caseggiato, per iniziativa dei proprietari, viene modificata con il chiaro proposito di migliorarne significativamente l’aspetto esterno. Nella foto di Guzzanti il contrasto appare evidente e non è escluso che fosse nelle intenzioni del fotografo: cogliere cioè non solo il dato etnoantropologico degli abitanti ma anche i segni di un cambiamento nel senso del progresso e del miglioramento abitativo, in contrapposizione dinamica alla decadenza generale. Mentre nella metà di destra non è cambiato nulla e i maggiori dettagli dell’immagine ravvicinata non aggiungono altro che segni di povertà e vita grama rispetto alla situazione già visibile nella foto del Capuana, a sinistra la situazione è diversa, è mutata. Abbiamo infatti l’intera parete risanata e un bel balcone nuovo, provvisto di ringhiera, cagnoli e struttura in pietra lavorata. Si nota anche, all’ingresso sotto al balcone, la presenza del numero civico dipinto sull’arco.

Facciamo ora un ampio salto nel tempo avvicinandoci al presente. Ecco una testimonianza della deriva alla quale il centro storico è andato incontro, con interventi disordinati che nel complesso testimoniano una perdita di identità, senza apprezzabile guadagno su altri fronti significativi.
Da una memoria orale ricaviamo che alla metà degli anni ’80 del 1900 viene attuato un nuovo intervento di trasformazione. Per imprecisate ragioni, la parete che avevamo vista abbellirsi del balcone elegante viene interamente demolita. Essa è poi ricostruita nello stesso punto e i pezzi superstiti dell balcone vengono rimontati nell’originaria posizione, mentre l’ingresso al livello stradale lascia il posto all’apertura di un garage. Nel libro C’era una volta a Mineo (2022) si ricorda il luogo come sede per alcuni anni di attività di un gommista, il Sig. Biancamano.
Si era detto qualcosa della parete ad angolo, lato Via Roccové. Ebbene, attualmente essa è l’unica superstite di quella casa, sebbene anche qui si noti il cambiamento costituito da una una nuova ampia apertura a livello stradale. Tuttavia il muro è quello originale fino alla sommità e mantiene ancora una piccola finestra che è identica a quella che a suo tempo era stata rimpiazzata dal balcone. Vediamo infine che la scala esterna ha mantenuto la propria funzione di accesso alle vecchie entrate, anche se è stata rifatta in cemento armato sostituendo la precedente.
L’attuale aspetto dei luoghi non mostra una particolare cura estetica. In un certo senso il momento di maggior impegno in questa direzione sembra essere rimasto a quando Guzzanti fece la sua foto.
Quanto proposto fin qui intende mostrare che, accanto alla memoria orale o ad altre descrizioni scritte, anche delle semplici fotografie, hanno il potere di allontanarci dallo stato di cose a noi contemporaneo verso un lungo percorso che costituisce il patrimonio immateriale di un antico borgo. Così come i singoli fotogrammi si susseguono nella sequenza animata di un vecchio film e ne esprimono la trama, cogliere ogni occasione, laddove se ne presenti la possibilità, per riconnettere i fili delle singole testimonianze sparse e frammentarie produce una sequenza narrativa profonda, fatta di tradizione e identità.
