
In questa mappa è mostrata la configurazione del sistema difensivo urbano di Mineo. Tali strutture, con distruzioni e ricostruzioni, hanno svolto la propria funzione in continuità dalle epoche antiche fino all’età moderna. Si deve a eventi naturali – il terremoto del 1693 ma anche il precedente del 1542 – la causa principale della pressoché completa scomparsa.
Ancora nel corso del ’900, si è andato progressivamente cancellando quanto rimaneva della struttura urbana militare, tanto da rendere oggi indispensabile un lavoro di ricostruzione documentale come questo, che aiuti studiosi e appassionati di storia locale a riacquisire una conoscenza il più possibile precisa di una tra le principali testimonianze dell’antichità di Mineo.
Ciò si rende ancor più necessario alla luce del degrado che negli ultimi anni ha contribuito a nascondere ciò che pure era stato risparmiato dagli eventi secolari. Anche qui, come in tante altre questioni, la cultura e la civiltà di tutela del patrimonio locale sono ormai solo un ricordo del tutto dimenticato. In precedenza, alcune istituzioni meno indifferenti delle odierne – che sono letteralmente analfabete rispetto al contesto che hanno la responsabilità di gestire – avevano in qualche modo valorizzato la memoria locale effettuando scavi, puliture e anche una cartellonistica dedicata.
In questa sede focalizzeremo il discorso sul solo contesto urbano, tenendo tuttavia presente che, nella gestione della difesa di un territorio vasto, le strutture per avvistamento e intervento ove necessario non si riducono a questa sola entità ma avevano una distribuzione nell’area circostante. Si tratta infatti di un sistema difensivo che, in sintesi, per quanto riguarda Mineo comprendeva oltre al borgo fortificato altre strutture periferiche. Qui facciamo riferimento a un periodo storicamente documentabile dal V sec. a.C. fino all’età medievale. D’altra parte occorre tenere presente che, dalle ricerche archeologiche si evidenzia una situazione per i secoli precedenti notevolmente diversa, caratterizzata dalla presenza di più villaggi e centri abitati all’interno del territorio che successivamente vedrà prevalere – o sopravvivere – soltanto l’abitato di Mineo.
Conformazione generale
Ogni sistema di difesa parte dalla constatazione dello stato di cose in natura. Qui ci troviamo di fronte a una collina che fa parte del sistema montuoso-collinare degli Iblei (vedi mappa su orografia della Sicilia). Tale altura vi ha una posizione di confine sul lato nord, che affaccia con ampia visuale sulla piana di Catania e altresì sul versante montuoso opposto, costituito dagli Erei.
L’altura ove anticamente nacque Mineo è formata da due elementi distinti che in una zona si toccano: il corpo geologico principale è posto a nord e culmina con l’area un tempo occupata dal castello. Il secondo componente si colloca a sud, ha un’altezza inferiore con il suo punto più alto nella zona denominata “chiano baruni” alla fine di Via Gulizia e comunica con l’altra componente per il tramite dalla piazza principale. Infatti si nota ancora oggi che, di tutte le strade che partono dalla piazza, mentre alcune salgono verso Sant’Agrippina e altre verso San Pietro e Santa Maria, altre come Via Palica e Via Ponte Tamburino, scendono con notevole pendenza in quanto comandate dalla struttura di separazione, che si mostra pienamente nel sottostante quartiere di Sant’Agostino. In quel punto che mostra più chiaramente la suddivisione, si offre la possibilità (vegetazione selvaggia permettendo) di guardare il paese dal paese stesso, come è stato testimoniato da numerose fotografie d’epoca.
Quanto sopra sommariamente riportato si traduce, sul piano della fortificazione, in alcune precise direttive. Mentre oggi al centro storico del paese si entra da porta Adinolfo (lato sud-est), anticamente chi veniva dalla Piana accedeva da due punti: la porta Odigitria (lato nord) o la porta Udienza (lato nord-ovest), di cui diremo più avanti. Dalla suddetta porta Adinolfo partiva la “via dei monti”, in collegamento con Vizzini (attuale sp. 31).
Il punto più alto del paese come abbiamo visto era occupato dal castello, il quale era collegato alle mura. Non è questa sede per entrare nello specifico del Castello di Mineo, basti dire per il momento che esso era il punto di difesa più importante, con all’interno la torre principale che ancora è visibile nella sua base ottagonale. Non vi è certezza circa la sua reale estensione originaria verso sud, testimonianze locali sostengono che al di sotto delle abitazioni nella zona compresa tra Via Reina, Via Maurici e Via Mura di Santa Maria si è riscontrata la presenza di locali che potrebbero essere ricondotti a strutture appartenenti al castello.
Un’antica fonte del XIII sec.
Si trattava certamente di una struttura di ampie dimensioni, il che si ricava per esempio dall’essere stato incluso nella ricognizione che Carlo d’Angiò aveva ordinato riguardante tutti i castelli del regno che aveva conquistato nel 1266. Nell’insieme erano compresi un certo numero di castelli in Sicilia. L’operazione nell’Isola aveva avuto luogo tra l’aprile e il giugno del 1273 per opera di ufficiali inviati personalmente dal re. Le località coinvolte erano state: Mineo, Licodia, Modica, Avola, Lentini, Siracusa, Calatabiano, Taormina, Messina, Monforte Sangiorgio, Milazzo, San Marco d’Alunzio, San Fratello, Geraci Siculo, Cefalù, Palermo, Vicari, Corleone, Agrigento, Licata, Caltanissetta, Castiglione di Sicilia, Nicosia, per concludersi a Enna (Castrogiovanni).
Per ciascun castello venivano meticolosamente annotati:
– la proprietà (demaniale o feudale) e il nome del castellano;
– lo stato delle strutture (mura, torri, merlature, porte, fossati);
– la quantità di armi, munizioni e derrate alimentari custodite;
– gli uomini della guarnigione e il loro armamento;
– gli interventi di restauro ritenuti urgenti e le spese preventivate.
Analisi dettagliata
La cinta muraria di Mineo, che approssimativamente misura quasi 2 km di perimetro e racchiude un’area di ca. 18 ettari e mezzo. Tali valori portano a un indice di compattezza pari a 0,58, che caratterizza una forma moderatamente irregolare. Inizieremo ora un percorso di identificazione e descrizione di quanto è noto sull’argomento. Incontreremo un totale di sei porte, una delle quali è sottolineata dalla toponomastica ancora vigente, e cercheremo così di ripristinare almeno teoricamente la continuità integrale delle mura.
Come vedremo ci sono alcuni eventi storici legati alle mura e alle porte di Mineo. Da quale porta entrarono i cortei nuziali del 25 febbraio 1360 per il matrimonio di Federico III detto Il Semplice? Le più probabili sono porta odigitria e porta udienza. Dal canto suo, quando intorno al 1408 Bianca di Navarra era alloggiata nel Convento di San Benedetto (quartiere S. Agrippina), è probabile che Re Martino sia venuta a prenderla entrando da Porta Adinolfo.
E ancora nel 1600, i prigionieri del Barchino furono condotti a Mineo entrando da Porta Udienza per poi essere chiusi nella prigione del castello.
Per quanto riguarda la fine del ruolo avuto dalla cinta muraria, così come anche dal castello, c’è da dire che ad accompagnare gli eventi naturali potrebbe aver avuto un ruolo significativo anche un orientamento politico che, in età moderna, puntava a eliminare alla radice ogni tentazione autonomista o di ribellione da parte di poteri locali all’autorità regia o vicereale. Per cui era bene che questi centri abitati un tempo difendibili anche grazie alla posizione non avessero più presidi utilizzabili e quindi divenissero più facilmente controllabili dal governo centrale.
Iniziamo questo tour virtuale partendo da porta Adinolfo e procedendo in senso antiorario per tutto il perimetro di quella che fu la cinta muraria del paese.
Porta Adinolfo
Questa porta un tempo aveva un altro nome: “porta Vizzini”, a causa della suddetta via di collegamento con il paese vicino. Intorno alla metà XV sec. cambiò nome in “porta del mercato” perché dava accesso alla piazza dove in occasione della festa patronale si svolgeva il mercato annuale esente da dazio. Questa porta ha subito diverse distruzioni e è stata rifatta più volte; oggi rimane l’unica di Mineo, ai lati porta rappresentazioni scolpite del castello e del Dio Sole. Il nome odierno gli deriva da un noto protagonista dei Vespri siciliani, del quale non raccontiamo qui la storia ma che indubbiamente merita di essere conosciuta.
Secondo quanto afferma Aldo Messina, l’uscita delle acque discendenti dal quartiere di S. Maria avveniva dalla porta, verso l’acqua nuova laddove non esisteva la “caudaredda” e si scendeva da quella parte mediante un sentiero, la “calata do rizzarieddu”.
Come vedremo anche in altri casi, questa porta ha una chiesa accanto, dedicata a Santa Maria della Porta. Al suo lato sinistro c’è il grande edificio un tempo collegio dei gesuiti, edificato alla fine del 1500.
Per raggiungere la prossima tappa, da Piazza Vespri percorriamo la Via Ducezio. Una traversa sulla destra, Via Sopra Rocca, ricorda (come ancora qualche vecchia foto mostra) che da quel lato esisteva un costone naturale che era stato usato anche nel contesto della difesa da attacchi esterni e aveva svolto la funzione che in altri punti aveva richiesto l’edificazione delle mura. E qui si nota un primo scostamento importante tra lo stato attuale di cose e come era in antico: dopo il belvedere (Largo Luigi Rizzo) la strada svolta a sinistra e continua a salire, segnando il percorso delle mura. L’agglomerato di case che si colloca alla sua destra (Via Cassisi, Via Millicucco ecc.) è nato in seguito, quindi in area esterna rispetto alla cinta originaria.
Porta Jacò
Proseguendo la salita, a destra incontriamo una traversa dal nome rivelatore: Via Porta Jacò. Essa viene menzionata da Diodoro Siculo. Su questo nome ci sono varie interpretazioni: “porta di bacco” perché dava verso zone di vigneti, oppure dal nome di un ebreo Jacob, ma la questione è aperta. Sul discorso della presenza di chiese in prossimità delle varie porte, qui si potrebbe pensare a un’analoga funzione svolta da una piccola chiesa che sappiamo con certezza essere esistita, dedica a San Sebastiano. Essa si trovava in un punto più avanzato della strada, rispetto a dove oggi è collocata la suddetta via che prende il nome dall’antica porta, tuttavia non è dato sapere quale fosse l’assetto urbanistico di questa zona come di gran parte dell’abitato in età precedente al grande terremoto. Si aggiunga che gli isolati abitativi sulla destra di Via Ducezio si collocano tutti esternamente al circuito delle mura, per cui è abbastanza chiaro che questa zona è stata molto trasformata nella ricostruzione del paese dopo il XVIII secolo.
Continuando sulla stessa strada si sbocca sul Largo di Santa Maria. Qui la cinta muraria camminava alle spalle di un presunto tempio del sole e dove è ora la chiesa omonima. Si noti sul lato sinistro di questa grande chiesa un portale in pietra bugnata, collocato qui ma con una diversa funzione originaria. È stato attribuito al vicino castello, tuttavia le sue dimensioni abbastanza contenute potrebbero anche far pensare che questa fosse una porta secondaria di accesso all’abitato, come per esempio la porta Jacò che abbiamo trattato poc’anzi. A onor del vero, comparazioni sull’architettura tipica di quel periodo (a cavallo tra XVI e XVII sec.) fanno emergere una tipologia analoga di portali facenti parte di edilizia nobiliare privata, cioè palazzi di aristocratici. Lasciamo come ipotesi aperta che con il cambiare dei gusti e degli stili, nella ricostruzione del vicino Palazzo Morgana si sia scelto intenzionalmente di realizzare un portale di tutt’altro genere, per cui questo è rimasto inutilizzato e è stato così conservato a scopo decorativo avendo ormai perso la sua vera funzione.
Più avanti, dopo aver girato intorno alla chiesa, si cammina su Via Maurici che ricalca il perimetro delle mura, con il sottostante pendio piuttosto ripido e che costituiva un’altra difesa naturale. Si prosegue su Via Mura Santa Maria per trovarsi per trovarsi al lato orientale della parte di mura che si univa al castello. La stessa via, una volta superata alla sua sinistra una traversa denominata “Via Torre Maestra”, prosegue nella forma di un percorso pedonale panoramico, tra l’altro comprensivo anche di Via Crucis.
Il cammino curva verso sinistra e costeggia a una quota più bassa la sommità del colle dove si notano frammenti delle mura antiche del castello. Passato il punto più a nord, si prosegue verso ovest, fino a incontrare Via Sotto Castello. Da qui si scende con una scalinata fino a Via Divisione e poi a Via Cardello.
Porta Odigitria
Siamo all’inizio del Viale Salvatore Greco e nei pressi di una chiesa, S. Maria Odigitria. Qui ci troviamo a “mezza costa” tra le parti alte e quelle più basse dell’abitato. In questo punto esisteva la terza porta muraria del nostro percorso: porta Odigitria. Si noti anche la presenza di una traversa denominata Via Mura Itria. Riguardo all’esatto posizionamento di questa porta, si possono solo avanzare ipotesi. Da un confronto con la situazione di Porta Adinolfo, si ricava una vicinanza molto stretta tra i due elementi, laddove in entrambi i casi l’edificio di culto è posto sul lato destro. Resta da capire se in questo caso specifico la porta fosse situata in allineamento con la facciata della chiesa oppure con il suo abside, il che rispecchierebbe l’esempio di Porta Adinolfo. Per quanto concerne l’antichità di questa porta, il fatto che nelle sue prossimità si trovi un luogo di culto dedicato a una figura particolare e di antiche origini come la Madonna Odigitria, non autorizza automaticamente una datazione della suddetta porta all’età bizantina. Infatti nel contesto dell’Italia meridionale e della Sicilia in particolare, nei secoli successivi alla fase effettivamente bizantina (VI sec.), almeno altri due momenti potrebbero essere stati all’origine di questa chiesa: l’arrivo di greci e albanesi dai Balcani nel XIV-XV sec. con i loro culti ma anche una rinascita del culto alla Madonna Odigitria in pieno XVI sec. (vedasi l’esempio della pittura di Sofonisba Anguissola conservata a Paternò). In ultimo si registra mediante un documento fotografico la presenza di alcuni blocchi in pietra piuttosto imponenti, riutilizzati per un sostegno di una strada, che potrebbero con buona probabilità aver fatto parte della porta scomparsa col terremoto e mai più ricostruita.
C’è una vecchia foto con dei conci in corrispondenza della chiesa dove originariamente finiva Via Cardello, forse residui dell’antica porta.
Porta Udienza
Passata questa porta, si percorre Via Trinacria costeggiando l’ospedale e il margine settentrionale dell’abitato, seguendo l’andamento della collina ove erano le mura. Si continua con Via Sotto Ascenzo e poi Via Rota, in direzione sud. La via scende e confluisce nella sottostante Via Roccové (attuale circonvallazione del paese), per raggiungere il punto più basso del centro abitato, ove è la valle che avevamo descritto all’inizio parlando della morfologia dei luoghi.
Nascosta dalla vegetazione si trova la quarta porta della cinta muraria, Porta Udienza, che è anche l’unico punto ove si può vedere un tratto delle mura. Da ricordare anche, come attestato da fonti storiche, la presenza di una piccola chiesa anche in questo luogo: Santa Maria dell’Udienza.
È verosimile che da Porta Udienza siano passati, in fuga da Caltagirone dove avevano prevalso i Chiaramonte, il capitano Orlando Aragona e i suoi familiari, nel 1354.
Pusterna
A un certo punto Via Roccové cambia nome in Via Tomba Gallica e a un livello più alto della strada era collocata un’ulteriore entrata al paese, denominata “Pusterna” e probabilmente risalente a un periodo successivo. Tale porta sembra collegarsi con la presenza degli ebrei a Mineo in un particolare quartiere ad essi riservato. In questa parte del paese spicca il nome di Via Ebrei. Va anche ricordato un rudere ormai quasi scomparso e sito a poca distanza, la “Torre Zimbone”. È d’altronde plausibile che la torre fosse in effetti parte integrante di questa porta secondaria.
Continuiamo con Via Sopra Marino e arriviamo all’estremità occidentale della cinta muraria. Da qui per si svolta bruscamente a sinistra e si prosegue a sud. La strada diventa Via Mura Puccio e poi, inclinando verso sud-est, ci troviamo su Via Mura Salemi. Arriviamo così al punto più a sud della cinta muraria, nella sommità del secondo colle che forma la base dell’abitato. Varie testimonianze risalenti alla prima metà del 1900 ricordano una base poligonale collocata in questo punto. Poiché le successive edificazioni hanno modificato l’area, non è chiaro se potesse trattarsi di una vestigia antica o se invece fosse derivante dal periodo bellico, come postazione antiaerea che si voleva collocare a contrasto delle forze angloamericane provenienti dal nordafrica.
Porta di Via Porticelle
Iniziamo a risalire in direzione nord-est. L’attuale fronte di palazzi nuovi lungo Viale Rimembranza si situa esternamente all’antica cinta muraria, laddove si procedeva in antico sopra le mura lungo Via Porticelle. E dal nome di questa strada appena ricordata si ricava un’indicazione circa la presenza di una sesta porta, collocata qui a motivo del minore dislivello che invece si era avuto lungo il percorso delle mura fino a questo punto. Va anche precisato che doveva trattarsi con ogni probabilità di un ingresso secondario, forse di dimensioni ridotte e quindi solo per il passaggio di persone e non di carri e cavalli. Inoltre, la possibile collocazione alle sue spalle di un fabbricato che alcuni hanno ricondotto a una residenza medievale denominata Torre Adinolfo lascia aperta l’ipotesi che tale passaggio attraverso le mura cittadine altro non fosse che l’accesso esclusivo utilizzato da suddetto palazzo, quasi una sorta di secondo castello nel paese.
Altro elemento da ricordare è il fatto che dove oggi si passa dalla piazza al viale, grazie a Via Spadaro Ferreri, in passato tale comunicazione era impedita. Infatti, benché il fianco destro della chiesa fosse libero, arrivati oltre il transetto (e quindi quasi al lato opposto) ci si trovava davanti a un ostacolo piccolo ma insormontabile, costituito da un fabbricato che poggiava su un terrapieno e toccava con i suoi due lati a sinistra il Collegio e a destra il complesso identificato come sede della suddetta Torre Adinolfo. Quando si aprì la strada, il terrapieno venne parzialmente eliminato e ne rimase una porzione sul lato destro, tenuta da un muro che era sito in corrispondenza delle antiche mura della città. Al di sopra vi era un piccolo giardino, in seguito anche questa parte dell’originario terrapieno venne tolta e rimase lo spazio che si vede oggi all’inizio di Via Porticelle.
Via Porticelle scende sul Viale Rimembranza e noi procediamo a nord-est. Dopo pochi metri abbiamo la grande parete del Collegio dei Gesuiti. Va notato che questo edificio venne realizzato alla fine del XVI sec. andando a prendere il posto delle antiche mura, che pertanto già a quel tempo avevano perduto la loro importanza difensiva. Non è troppo ardito ipotizzare che, nella costruzione del nuovo edificio, siano state appunto riutilizzati materiali tratti dalle stesse mura. Ciò è indicativo delle mutate condizioni socio-politiche della Sicilia nell’età moderna rispetto alle molto pronunciate conflittualità che si erano avute nei periodi precedenti con riferimento particolare alla guerra dei Vespri e non solo.
Costeggiando l’imponente Collegio, arriviamo infine al punto iniziale del nostro cammino.
